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Algologia Industriale

Con il termine Algologia Industriale, si definisce la scienza tesa a studiare i vantaggi che, l’impiego nelle filiere produttive di alghe unicellulari e pluricellulari, potrebbe riconoscere alle differenti realtà industriali impegnate nella realizzazione di prodotti di origine animale.

In campo zootecnico i costi delle materie prime, dell’energia, dei servizi e di tutto quello che attiene all’alimentazione animale sono ormai fuori controllo.

Basti pensare che, circa il 70% del costo finale di un qualsiasi prodotto ricavato dall’allevamento degli animali da reddito (carne, uova, latte, pesce allevato) è rappresentato dalla voce “alimentazione”.

Appare chiaro quindi, come una riduzione, o almeno il contenimento di tale voce di bilancio, costituirebbe un grande vantaggio per le industrie operanti nello specifico settore.

Più precisamente, un esame approfondito delle singole componenti che costituiscono la razione alimentare degli animali da reddito, potrebbe portare alla scoperta di alcune matrici finora non sufficientemente indagate. Fra queste le alghe, sia unicellulari che pluricellulari che, una volta risolto il problema del costo e della messa a punto delle tecniche di produzione, potrebbero rappresentare una valida alternativa risolutiva.

Un dato preliminare va inizialmente messo in evidenza: nessun organismo vegetale, come appunto le alghe, è in grado di accrescere del 60 – 80 %  il proprio peso/volume in sole 24ore,  Questa performance è possibile solo per questi organismi fotosintetici, ampiamente diffusi nei più disparati ambienti, praticamente in tutto l’orbe terracqueo.

Le proprietà delle alghe

Le proprietà delle alghe sono ormai ben note. Attraverso la fotosintesi e partendo dalla CO2 e dall’energia solare, infatti, questi organismi sono in grado di produrre ossigeno che in parte utilizzano per le loro esigenze, ed in parte trasformano per le necessità del proprio metabolismo energetico e biosintetico (zuccheri, amido).


Le varietà di alghe esistenti

Attualmente sono stati classificati moltissimi ceppi differenti che, a loro volta, sono stati suddivisi in: alghe verdi (clorophites), alghe brune (ephiphytaes), alghe rosse (rodophytes) e alghe blu-verdi (cyanobatteri).

Algologia industriale e  coltivazione ad ampio raggio.

Nell’eventualità in cui la biomassa algale potesse essere annoverata nelle filiere produttive in qualità di materia prima, questapotrebbe essere utilizzata per la produzione di molteplici beni come:

prodotti fertilizzanti, alimenti anche per la specie umana, integratore alimentare, fonte di vitamine, minerali e sostanze proteiche.

La grande limitazione che attualmente ne ostacola l’impiego è  principalmente rappresentata dal problema della coltivazione realizzata con criteri industriali ed in ambienti controllati.

Dalla fornitura al controllo e costo della sorgente energetica indispensabile per garantire il rispetto dei parametri  necessari per l’attuazione dell’intero processo. Dalla giusta T°  da garantire nel corso dell’intero anno alla quantità ed alternanza di luce, fino ad arrivare alla fornitura e dosatura dei nutrienti e dell’energia necessaria alla dinamica dell’intero processo. 

Oggi il rispetto di questi parametri può essere garantito e gestito con maggiore semplicità rispetto al recente passato ma, a questo punto il campo della ricerca e della sperimentazione appare come  nuovo obiettivo da perseguire per dare il via definitivo all’algocoltura industriale.

Direttamente interessata potrebbe essere l’industria mangimistica, ma diventa altresì rilevante il problema anche sotto il profilo socio-economico, almeno come fattore in grado di contenere il costo dei generi alimentari di prima necessità come i prodotti di origine animale.